Artwork by Jacopo Ascari per Feel Class

WINE SMART

INTERVISTA A SIMONE ROVEDA

 

Dall’incremento delle vendite e-commerce alle videochat con i produttori: come ha reagito il mondo del vino e a che punto è la digitalizzazione delle cantine? 

Questi e altri spunti utili in questa intervista a Simone Roveda, docente del corso Wine Smart.

Il settore vinicolo ha visto un grande cambiamento nel comportamento d’acquisto durante gli ultimi mesi, sono incrementate le vendite tramite e-commerce a discapito del consumo nei ristoranti. Qual è la situazione in Italia a livello di digitalizzazione delle cantine?

Assolutamente sì, c’è stato un vero e proprio boom per quanto riguarda la crescita e nascita di e-commerce negli ultimi mesi, tant’è che i servizi di logistica sono stati messi in grave difficoltà. Tannico, ad esempio, ha registrato +100% nelle vendite del primo mese di lockdown.
Per quanto riguarda la digitalizzazione delle cantine, purtroppo, il settore vitivinicolo italiano è ancora molto indietro rispetto altri paesi (USA al primo posto). Le grandi cantine affidano la propria comunicazione ad agenzie marketing oppure costituiscono un team interno dedicato. La maggior parte delle più piccole, invece, non adotta una metodologia a riguardo. Occorrono un piano editoriale strutturato, dei contenuti di qualità e costanza per iniziare a comunicare sul web. Invece, capita sovente di trovare account social non ottimizzati in ottica business.
Molte realtà, si sono adeguate al mondo e-commerce durante il lockdown, integrandolo nel proprio sito dall’oggi al domani. Realizzare una pagina dedicata all’e-commerce non è sufficiente ad incrementare le vendite. Oltre al fatto che non devono presentare bug nel funzionamento è opportuno dedicare almeno una risorsa alla relativa gestione. Ma prima di tutto, generare del traffico, altrimenti sarà stato inutile metter in piedi tutto ciò. All’interno del corso “Wine Smart” valutiamo insieme l’idea se una cantina debba possedere o meno un e-commerce proprietario. Non esiste una risposta assoluta, cambia in base alle proprie esigenze, dimensioni e prodotti offerti.
Il sito web invece, è un altro aspetto troppe volte trascurato. Oltre ad esser fondamentale (tutte le cantine dovrebbero averne uno) è opportuno che sia funzionale. Esser “mobile friendly” (consultabili da dispositivo mobile) è ormai d’obbligo; il consumatore medio si collega online da smartphone o tablet. Qualora dovesse incontrare difficoltà, abbandonerà il sito e di conseguenza si perderà un potenziale cliente.

Dirette su Instagram e videochat con i produttori: in questo momento storico la comunicazione è ancora più importante per poter vendere i propri prodotti. Quali sono le opportunità di comunicazione e marketing che hanno le cantine e i piccoli produttori per far fronte a questo periodo?

Durante il lockdown abbiamo assistito ad una miriade di dirette, il 90% non portavano però valore al consumatore finale. Una diretta deve essere pianificata prima: non ci si può improvvisare. Occorre una scaletta da seguire, sia nel caso in cui si svolga da soli che nel caso in cui si coinvolga un ospite. Nel secondo caso, meglio decidere insieme gli argomenti da trattare per non mettere in difficoltà l’ospite, facendolo sentire a proprio agio. Sicuramente, uno dei punti a favore di questo strumento è il fatto di interagire immediatamente con il pubblico, ottenendo subito dei feedback. Di contro,  se ci si dimostrerà noiosi ed inconcludenti, si perderanno dei potenziali clienti. È quindi opportuno adottare un approccio convincente e coinvolgente!
Dal punto di vista delle masterclass online, invece, le reputo un ottimo mezzo ma solo ed esclusivamente nel caso in cui siano destinate a stampa oppure professionisti del settore. Consentono di accorciare le distanze. Nel caso del pubblico finale, però, le sconsiglio. Con questo target è necessario un approccio più fisico e diretto. È possibile capire e cambiare tante cose solo guardando negli occhi il proprio consumatore. Oppure proponendo un abbinamento con dei piatti locali durante la degustazione (il consumatore medio non è lì per una degustazione tecnica). Così facendo, la percezione che il consumatore avrà per i vini sarà molto diversa e verrà finalizzata in una vendita.

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L’enoturismo ha subito un duro colpo a causa del Covid19: quali sono alcuni spunti per ripartire e coinvolgere i consumatori?

Le aziende vitivinicole hanno la fortuna di lavorare con la natura e, quindi, grandi spazi aperti. È importante trasmettere sicurezza nei confronti del consumatore. Alcune cantine potrebbero avere degli spazi interni ridotti, che non consentono il distanziamento sociale. Il mio consiglio è di concentrare l’80% delle esperienze nella parte esterna. Siamo ormai in estate e sorseggiare un buon vino, circondati dai vigneti, guardando un tramonto, si tradurrà in un’esperienza unica! Quindi puntare prima a conquistare la fiducia del pubblico, smuovendone l’interesse proponendo contenuti accattivanti (online). Poi, realizzare degli eventi dedicati per esperienze sensazionali (offline). Questo è un altro aspetto trattato all’interno del corso Wine Smart, in cui sono contenuti alcuni esempi.

Quali sono le aziende vinicole che hanno sfruttato la comunicazione digitale nel modo migliore durante questo periodo?

Difficile fare dei nomi, perché sono parecchie le aziende che si sono mosse a tal proposito. La cosa da segnalare però è che sono aziende che erano già improntate ad una comunicazione digitale e, di conseguenza, tutto è risultato più “semplice”.
Ci sono alcune aziende che hanno effettuato lanci di prodotto, chi ha organizzato delle dirette a puntate in cui raccontava la propria realtà o chi ha indetto dei contest. C’è anche chi attraverso il digital si è reinventato andando ad offrire servizi che prima non proponeva. Altre aziende hanno implementato servizi di localizzazione per reperire i propri prodotti, da bar e ristoranti ad enoteche e gastronomie. Infine, c’è chi ha donato in beneficenza una parte del ricavato delle proprie vendite.
Alcune di queste attività sarebbero state possibili anche nel caso in cui l’azienda i questione si approcciasse per la prima volta al mondo digitale (raccontare in puntate la propria realtà), per altri tipi di attività sarebbe stato impensabile (lancio di prodotto).
Quello che non è mancato alle aziende vitivinicole che hanno operato sul digital è stato lo spirito d’iniziativa. Ognuno ha proposto attività interessanti in linea con la propria immagine.

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